PROGETTI

La mano del pittore non può sbagliare, la macchina fotografica sì.

Man Ray parlava di fautographie e poco più tardi Moholy-Nagy sottolineava come, dall’invenzione della fotografia, non sia stato scoperto nulla di essenzialmente nuovo dal punto di vista della tecnica e del procedimento, motivo per cui gli errori sono essenzialmente gli stessi, dovuti sia al procedimento meccanico che all’imperizia. Chéroux sostiene che «nelle sue ombre, nei suoi scatti errati, nei suoi accidenti e nei suoi lapsus che la fotografia si svela e meglio si lascia analizzare; scommette insomma sull’errore fotografico come strumento cognitivo».

Gli errori, che per definizione sono da evitare, possono essere cercati, addirittura progettati; se l’incapacità di progettare una foto è sempre stato un mio limite – nel fotogiornalismo l’aspetto progettuale è quasi assente – il recupero delle tecniche analogiche mi è stato di grande aiuto nel cominciare a combatterlo.

Esposizioni doppie e multiple si possono realizzare anche con tecniche digitali, sia in fase di ripresa che di postproduzione, ma le possibilità di controllo, e di correzione, pressoché totale non può proprio essere chiamata errore. Sarebbe un finto errore perfettamente in linea con quanto ho precedentemente condannato, per quanto suggestive, le foto avrebbero un sapore artificioso.